E' uno strano periodo, torno a casa e trovo gente nuova, lontani parenti americani-italiani-giramondo, a pranzo.Siamo già alla seconda volta.Stavolta meno strani dell'altra.
Scopro di avere un cugino nell'Oregon(?) che traduce libretti di istruzioni dall'italiano all'americano e che adesso è qua per fare il giro della Sicilia in bici, con la moglie e la figlia che lo supportano.
Scopro che sua madre, nata in Puglia, vissuta a Monza e a Boston ora vive a Napoli, e che suo marito l'ha lasciata dopo cinquant'anni di matrimonio per fidanzarsi (certo fa un po' senso a settant'anni) con una vegliarda californiana.
Scopro che sua sorella [del primo] è una simpaticissima trentacinquenne vegetariana mai laureatasi in medicina che vive e lavora a Milano.
Scopro che insomma la mia famiglia è un po' ovunque, famiglia di mamma o di papà, mogli mariti zii cugini un po' veri un po' acuqisiti, un po' matti un po' borghesi.E noi siamo qua, e ogni tanto di passaggio ci salutano.Li ascolto mentre parlano del tempo trascorso, dei cambiamenti avvenuti, degli altri, morti, che facevano questo o quest'altro, di quando c'era quel negozio là, e quella persona con quell'altra. Sento mio padre raccontargli nella nostra vita qua, delle difficoltà dei commercianti, della mafia, dell'amore e dell'odio per questa terra, dell'insoddisfazione e dei ricordi.
Io non parlo mai in questi casi, sorrido, o provo a parlare in inglese con la bimba di otto anni che mi guarda con occhi sgranati e sicuramente ride di me.Non parlo mai in questi casi perchè è meglio ascoltarla la gente intelligente, sentire quello che ha da raccontare del mondo e della sua vita. Sentire quella strana donna abbronzata con quegli enormi orecchini da gitana raccontare del suo amore per la natura, del suo giardino, e della paura che le fanno gli isnetticidi: "non ci sono più lucciole, api, formiche; a me la loro presenza mi fa bene all'anima". Anche Pasolini, ricordo, parlava delle lucciole.
Ecco, è stato solo un pranzo, come tanti, con me e mia madre un po' agitate e indaffarate perchè dovevano essere tre e ne sono arrivati cinque; nulla, un po' di pasta e le albicocche e le ciliege del giardino.Nulla, solo l'umanità in quei volti.
E cosa può fregarmi adesso di studiare per la maturità tutte quelle stupidaggini sulla tettonica a placche?Non ha senso.E infatti me ne sto qua a scrivere un po', disordinatamente, le piccole cose che un'ora fa mi sono passate per la testa.E sono già più tranquilla.
categoria:inizi\tentativi, memorie di me









Ecco, proverò a portare queste ceste sulla testa.