Ecco il consueto appuntamento con il resoconto di Cristina.Sembra che io non riesca a scrivere d'altro sennò di spostamenti e cambiamenti.E delle sensazioni che mi provocano.
Miracoloso viaggio di 11 ore. Io e Giorgio abbiamo dormito praticamente tutto il tempo.Lo scompartimento era(quasi) tutto per noi e non potevamo non approfittarne.Se non avessi avvertito un certo languorino alle 7.30 probabilmente saremmo arrivati fino ad Agrigento piuttosto che scendere a Catania C.le(ci sono altre stazioni a Catania?!) dove il treno,invece, si era appena fermato.
Sonno, dunque, sobbalzi, rumori, mormorii di corridoio in pozzallese e catanese, parole crociate,patatine e panini.Traghetto improponibile, uno dei peggiori che io abbia mai visto.Pioggia e vento e capelli arruffati.La freccia del Sud arriva con appena un quarto d'ora di ritardo.
E alle 10.30 sono già a Modica.C'è il sole e un evidente fermento mattutino.Politici e politicanti seduti al bar o intenti in importanti pratiche di "vasa-vasa".La prima cosa che penso, quasi involontariamente è: "no,non riuscirei più a sopravvivere qua".
Arrivano i miei, li ho già visti a Roma la settimana scorsa,quindi non c'è la stessa emozione o tensione di Natale.
Questa volta, la seconda, l'impatto è sicuramente diverso, quasi più traumatico e fastidioso.
Appena scendo dalla macchina e mi accorgo di stare cercando Wolly con lo sguardo, aspettandomi che arrivi da un momento all'altro,comincio a piangere.Mia madre dice"ah, si,noi ormai ci siamo abituati".Abituati.Entro in casa e il salotto è tutto diverso, lo sapevo, ma è davvero tanto cambiato.Bellissimo, sicuramente, ma mi innervosisce sentirmi estranea in casa mia.
Faccio una doccia e vado a prendere il mio Andreuccio a scuola, osservo le mamme all'uscita, chiacchierano tra loro e ogni tanto danno uno sguardo al portone di scuola, chi annoiata, chi apprensiva.Quando suona la campanella mi batte forte il cuore, nel vedere quelle testoline e quei corpicini appesantiti da enormi zaini da campeggiatore.Andrea mi salta in braccio e mi dice con una naturalezza disarmante"la vuoi una gomma?".Torniamo a casa.Per fortuna il pranzo mi dà quasi un appiglio di familiarità:sono ancora loro, sono sempre a casa.Io.
Nonostante il mio viaggio in dormiveglia nel pomeriggio dormo ancora.Poi esco e mi ritrovo in mezzo ad un sabato sera modicano,uno dei tanti che ricordo.
Mi sento soffocare.
Non riuscirei più a sopravvivere qua.








