domenica, 01 aprile 2007

Ecco il consueto appuntamento con il resoconto di Cristina.Sembra che io non riesca a scrivere d'altro sennò di spostamenti e cambiamenti.E delle sensazioni che mi provocano.

Miracoloso viaggio di 11 ore. Io e Giorgio abbiamo dormito praticamente tutto il tempo.Lo scompartimento era(quasi) tutto per noi e non potevamo non approfittarne.Se non avessi avvertito un certo languorino alle 7.30 probabilmente saremmo arrivati fino ad Agrigento piuttosto che scendere a Catania C.le(ci sono altre stazioni a Catania?!) dove il treno,invece, si era appena fermato.

Sonno, dunque, sobbalzi, rumori, mormorii di corridoio in pozzallese e catanese, parole crociate,patatine e panini.Traghetto improponibile, uno dei peggiori che io abbia mai visto.Pioggia e vento e capelli arruffati.La freccia del Sud arriva con appena un quarto d'ora di ritardo.

E alle 10.30 sono già a Modica.C'è il sole e un evidente fermento mattutino.Politici e politicanti seduti al bar o intenti in importanti pratiche di "vasa-vasa".La prima cosa che penso, quasi involontariamente è: "no,non riuscirei più a sopravvivere qua".

Arrivano i miei, li ho già visti a Roma la settimana scorsa,quindi non c'è la stessa emozione o tensione di Natale.

Questa volta, la seconda, l'impatto è sicuramente diverso, quasi più traumatico e fastidioso.

Appena scendo dalla macchina e mi accorgo di stare cercando Wolly con lo sguardo, aspettandomi che arrivi da un momento all'altro,comincio a piangere.Mia madre dice"ah, si,noi ormai ci siamo abituati".Abituati.Entro in casa e il salotto è tutto diverso, lo sapevo, ma è davvero tanto cambiato.Bellissimo, sicuramente, ma mi innervosisce sentirmi estranea in casa mia.

Faccio una doccia e vado a prendere il mio Andreuccio a scuola, osservo le mamme all'uscita, chiacchierano tra loro e ogni tanto danno uno sguardo al portone di scuola, chi annoiata, chi apprensiva.Quando suona la campanella mi batte forte il cuore, nel vedere quelle testoline e quei corpicini appesantiti da enormi zaini da campeggiatore.Andrea mi salta in braccio e mi dice con una naturalezza disarmante"la vuoi una gomma?".Torniamo a casa.Per fortuna il pranzo mi dà quasi un appiglio di familiarità:sono ancora loro, sono sempre a casa.Io.

Nonostante il mio viaggio in dormiveglia nel pomeriggio dormo ancora.Poi esco e mi ritrovo in mezzo ad un sabato sera modicano,uno dei tanti che ricordo.

Mi sento soffocare.

Non riuscirei più a sopravvivere qua.

postato da: crinolina alle ore 12:15 | Permalink | commenti (4)
Commenti
#1   01 Aprile 2007 - 19:01
 
Bello, come al solito.
Forse perchè è esattamente quello che penso io; quello che vedo e che trovo io tornando a casa (rivoluzione del salotto compreso). Sarà che mi sembra di leggere di me. E che alla fine penso che comunque, abitudini o meno, gli spostamenti, e le emozioni, e quegli occhi lucidi all'arrivo ti spingono a crescere e ti infondono la vita di cui hai bisogno.

E se non ti fossi svegliata in tempo, grazie al languorino, bastava una telefonata ed arrivavo in stazione.
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#2   01 Aprile 2007 - 22:10
 
..racconto lucido e trasparente come il vetro. Sottile e semplice. Così come non sono riuscito a farne uno io, ogniqualvolta sono ritornato a casa. Così come non sono riuscito a farne uno io, per timore di scrivere cose che avrebbero potuto ferire la mia labile sicurezza. Per timore di far venire a galla cose che non sarei riuscito ad accettare. Il tuo racconto, invece, scivola lento (come quella mitica freccia del sud). Scivola, portandosi dietro, anzichè ritardi, dolci, malinconici ricordi accompagnati da chiare e nuove consapevolezze...Buona permanenza in sicilia...io, quest'anno resterò tra le mura di questa stupenda Ferrara...
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#3   02 Aprile 2007 - 10:17
 
bel racconto sulla domenica delle palme se ti va leggi anche il mio... ho dato lo stesso nome! ciao
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#4   11 Aprile 2007 - 17:36
 
"Mi sento soffocare.
Non riuscirei più a sopravvivere qua."...per me è uguale. Dopo qualche giorno di "vacanza" mi abituo nuovamente, ma...non sempre è facile. D'altronde, è questa la vita dello studente fuori sede, sempre lì a far l'equilibrista tra i "due mondi"
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categoria:memorie di me