martedì, 26 settembre 2006

Scrivo da un internet point vicino "Casa".E' il primo post di un nuovo periodo.Da quattro giorni vivo a Roma.La casa è carina, ma è vuota.E non perchè ci sia solo io, ma perchè per un anno dovrò vivere con tre ragazze(calabresi, ironia della sorte) silenziose, chiuse, forse un po' troppo.Non mi hanno considerato quasi completamente.Stanno chiuse nelle loro camerette coi nomi sulla porta e mangiano separatamente.Hanno TUTTO separato in casa, dai saponi al sale e all'olio.Devo dire che il primo giorno mi hanno proprio messo tristezza: sono le classiche ragazze borghesi per bene, con quella paura dell'altro che si avverte a pelle.Peccato, avrei voluto una casa viva, incasinata, con scambi di parole e di opinioni.Invece mangio sola da tre giorni.

Per fotuna c'è Roma, che è sempre lei.E altri amici.E allora sembra tutto più roseo.

Sono in fase sistemazione, ieri mi sono arrivati i pacchi e la camera sembra più amica.Oggi faccio la spesa e così finalmente posso girarmi Roma come si deve.Sperando che non piova come ieri che di ritorno dall'IKEA mi sono inzuppata fino al midollo.

Ora fuggo che spendo un patrimonio.

A presto

postato da: crinolina alle ore 10:35 | Permalink | commenti (14)
categoria:memorie di me, i minciati re picciriddi
giovedì, 21 settembre 2006

nuove 005Domani.Vi giuro che non mi rendo conto di niente.

postato da: crinolina alle ore 11:45 | Permalink | commenti (3)
categoria:memorie di me
lunedì, 18 settembre 2006

Stamattina ho aspettato un'oretta e mezza prima di poter fare il prelievo del sangue.Avevo sonno,la sala d'attesa era piena e sentivo voci su voci, inizialmente quasi indistinte .Poi ho iniziato ad osservare gli altri volti.Per lo più anziani.Uomini anziani.Accompagnati da mogli molto più arzille di loro.Strane coppie da chissàquantotempo.Trenta, quarant'anni.E l'uomo, siciliano, con una specie di guizzo negli occhi, un flebile orgoglio di uomo, che malato, acciaccato, spento, tenta ancora di conservare la propria integrità.E alza la voce.Non per rimproverare, ma sentirla più forte.Per dire alla moglie, prima che lo dica lei:"amunì Razietta, tocca a no'autri". Ma facevano un enorme sforzo ad alzarsi, e dovevano cedere ed appoggiarsi al braccio della moglie.Li guardavo e provavo una pena immensa per tutti noi,e per il nostro inevitabile decadimento.Qualcuno parlava dei propri figli, qualcun altro dei tempi andati, della "putìa o vinu" e di quando c'andava con gli amcici. Qualcun altro ancora non parlava e se ne stava là seduto, afflitto, con il volto immobile in una smorfia inebetita.Poi c'erano le donne.E giovani, con negli occhi quella preoccupazione di una possibile malattia inaspettata e bastarda.E anziane, di nuovo.Compagne di sventura di uomini capoccioni.O sole, con madri o figli.E poi c'era un bimbo con grandi occhi azzurri, umidi di pianto.Rannicchiato sul seno della madre.Poi ho fatto il prelievo e sono andata via.

Momenti come questi sono indispensabili nella mia giovane vita.Me ne nutro.Starei ore e ore ad osservare l'umanità che passa, cammina, guarda, parla.E io sorrido, di solito.

E sento un dolcissimo bisogno di condividere con qualcun altro questi momenti, o il racconto di essi.

Nel frattempo preparo la valigia e i pacchi.E' quasi tutto pronto.Ogni tanto scopro mia madre guardarmi, quasi volesse godersi gli ultimi momenti.Lei distoglie subito lo sguardo.So che le mancherò, e mi dispiace metterla in condizione di soffrire.E per evitare che lei si rammarichi oltre, nascondo il mio entusiasmo per questo cambiamento imminente e cerco di pensarci meno anch'io, lasciando correre questi ultimi giorni di ozio e monotonia, di ricordi e saluti.

postato da: crinolina alle ore 22:27 | Permalink | commenti
categoria:memorie di me, i minciati re picciriddi
mercoledì, 13 settembre 2006

"Questo antropoide, disinteressandosi dei pareri scientifici sui danni dei raggi ultravioletti, ha nella vacanza un solo obiettivo: l'abbronzatura. Anzi, più che un'abbronzatura una caramellatura, un flambé. Perché nella tribù d'appartenenza del balnearius non basta più, come nel passato, assumere una coloritura abbronzata per godere di prestigio sociale, ora bisogna possedere una superabbronzatura del tipo cosiddetto "dorato" o "caraibico". Per ottenere questa livrea il balnearius passa attraverso varie fasi di adattamento all'ambiente.

Fase uno: in questa fase preparatoria il carpaccio fa abbondante uso di prodotti che "predispongono all'abbronzatura", misteriosi oli a base di asfalto con cui si è già neri la notte prima. Segue un'abbondante assunzione di succhi di carota e pillole alla carota che dovrebbero intensificare l'abbronzatura, ma hanno spesso fastidiosi effetti collaterali quale crescita abnorme degli incisivi, allungamento delle orecchie, tendenza a coiti brevi e ossessivi col partner (sindrome di Lapin). Con l'arrivo in spiaggia si passa alla

Fase due: ovvero all'unzione vera e propria. Ogni carpaccio ha, a questo riguardo, un suo cocktail segreto. Gli ecologisti mescolano olio d'oliva e saliva di branzino. I meteorologi usano oli diversi secondo la temperatura e l'ora. I terzomondisti mescolano olio di cocco e jojoba, con odore avvertibile fin fuori dalle acque territoriali. Alcuni carpacci, nelle crisi di astinenza da melanina, usano oli ancor più pesanti, come il terribile "Brown Sugar" (mallo di noce, inchiostro di seppia e nutella) oppure per catturare il sole con l'effetto specchio usano il "Flash" (cera da pavimenti, trigliceridi, brillantini da varietà, frullato di medusa). Con questa mistura non solo abbronzano se stessi, ma col riflesso incendiano a distanza giornali di partiti a loro invisi.

Se il balnearius è del tipo "salma" (otto ore immobile al sole) oppure del tipo "spiedo" (quattro ore su un lato e quattro sull'altro) basta stargli a distanza di sicurezza e non è pericoloso. Assai pericoloso invece è il carpaccio semovente, o carpaccio inquieto (balnearius insanus). L'esemplare di questa specie usa spalmarsi con mezzo litro d'olio: poi si sdraia per pochi secondi, si rialza urlando "che caldo", schizza di sugo i presenti e va a tuffarsi in mare. Qui, intorno a lui, si forma ben presto una chiazza oleosa galleggiante degna di una petroliera di medio cabotaggio. Quindi il carpaccio si bagna la testa, ottenendo un parrucchino di olio, acqua di mare e gel di consistenza cementifera. Ciò fatto, torna al suo posto, si giunge completamente, si gira sul dorso pochi secondi, sbuffa, torna in acqua e così via per tutta la giornata, finché tra la sua sdraio e A mare non si è creato un corridoio scivoloso e maleodorante che è la traccia caratteristica del passaggio di un balnearius.
Dovremo quindi rassegnarci a vedere le nostre spiagge infestate da questo viscido e invadente antropoide? Assolutamente no. Esistono diversi modi per liberarsi da un carpaccio.

a) portate in spiaggia un vasetto di mosche (molto adatte quelle carnarie, in vendita nei negozi di pesca). Gli si affezioneranno come a una carta moschicida;

b) mettetegli vicino di sdraio un senegalese che parli bene la nostra lingua e asserisca di provenire da un'antica famiglia di pescatori del luogo, che si abbronzano cosi senza bisogno di oli. L'invidia provocherà nel carpaccio una reazione chimica con autocombustione;

c) dite al carpaccio: "ho letto su una rivista medica che il sole preso sulla schiena di una balena abbronza il doppio". Lo vedrete remare con ardore, e scomparire all'orizzonte
."

da "La Compagnia dei Celestini", Stefano Benni

postato da: crinolina alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
categoria:polpettone
lunedì, 11 settembre 2006

undici settembre. un anno fa ero su un autobus di ritorno da roma.ero triste e felice.ho pianto fino a napoli e poi ho cominciato a ricordare (e ho smesso solo verso gennaio).ero diversa.ancor di più lo sono adesso.

un dilatatissimo mese appena trascorso, un centinaio di racconti e ricordi che sciorino a rotazione ogni sera alle persone che incontro, o reincontro.

ieri sera due rum e pera, un rum e cola, due sigarette e i vecchi volti degli ultimi mesi di scuola, delle risa ubriache tra le stradine nascoste e semiilluminate del centro storico, vecchi volti amati ma solo intravisti dopo luglio.senza accorgermente, in effetti, mi sono ritirata da tutto e da tutti, mantenendo il contatto fisico con una sola persona.

che sia stata in giro per la germania non cambia molto.sono stata via.la compressione temporale di un mese vissuto al massimo, la giornata interminabile goduta dalle sette del mattino, quando di solito si fatica a svegliarsi .e tornata, poi, lo stesso tempo trascorso via non era,invece, trascorso qua.tutto uguale, tutto in fermoimmagine.come se fossi stata a casa per un pomeriggio con l'influenza.vai in centro e le pedine umane sono sempre lì, dove le avevi lasciate.magari due sono più vicine di quanto non fossero prima, ma neanche tanto.sei sovraccarica di emozione.e ad un tratto ti coglie una profondissima tristezza per lo squallore dell'immobilità che hai ritrovato.

all'inizio è una strana sensazione. ti senti diversa, hai, inevitabilmente, novità dentro di te, cambiamenti, idee, ricordi, e ritrovi tutto così esattamente uguale che ti viene la nausea.poi la stessa sensazione addirittura ti rassicura .e immagini che qualsiasi cosa farai, in qualsiasi posto andrai, magari, tornando troverai le stesse identiche familiari realtà che ti hanno accompagnato per anni.stantìe, ripetitive, immobili sì, ma familiari.e nonostante la voglia di andare, e di respirare altrove, il freddo in un angolino lo senti lo stesso e soffri l'allontanamento.vai e torni.sì.tutto sarà sempre uguale come dopo un viaggio?

e continuo a scrivere le stesse cose.gira e rigira la mia testa è là.distacco, partenza, adattamento altrove.eccitazione febbrile e paura.cosa?come?chi?sono ripetitiva, ma le miei dita non vogliono scrivere altro.la mia testa non riesce a pensare altro.

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categoria:memorie di me, i minciati re picciriddi
martedì, 05 settembre 2006

Mentre ascolto l'appena scoperto nuovo cd di Bob Dylan cerco di non pensare al mio malumore, cerco di non sentirlo.Difficile.

E' il primo giorno da più di un mese e mezzo con il morale completamente a terra.Dopo un mese splendido, un viaggio splendido, una piccola mancanza affettiva ma sticazzi sono solo paranoica;dopo Amburgo, Copenaghen, Berlino, Vienna, Venezia e una piccola puntata in Istria, dovrebbe andare tutto bene.Dovrebbe.Se non fosse che rischio di avere una microfrattura al piede sinistro( fra un po' il momento della verità dal medico!incrociamo le dita) e che ho scoperto oggi che ieri sono iniziati dei precorsi all'università, pare importanti.Come faccio ora?Sono tornata a Modica ieri, devo ancora disfare le valige e dovrei partire subito?Come?E se dovessi fasciare il piede?

Dovessi rimanere qua, amen.Ma devo spostarmi a Roma, devo vedere la situzione della mia neo-casa e dell'università.Sono nel panico, non non ho niente sotto controllo cammino a stento.E questo mi mette di pessimo umore.

Sono anche completamente sola.Metà degli amici sono sparsi per l'Italia a fare e test o già esami,l'altra metà...mmm..l'altra metà non c'è.Eheheh.Triste.

Bè, magari basterebbe una buona notizia dal dottore e un paio di telefonate per stare meglio.O forse basta attendere domani quando andrò a ritirare le foto dal fotografo (già, perchè le foto si portano ancora a sviluppare...) per sorridere ancora: guardare i posti visti solo qualche tempo fa, e ricordare le emozioni provate.Magari poi ne scannerizzo qualcuna e la posto, giusto per non lasciare completamente vuoto lo spazio di un mese appena trascorso, di cui non ho scritto nulla e la cui particolarità non saprà nessuno, purtroppo e nonostante i racconti, tranne me e chi con me l'ha vissuto.Vorrei aver trovato un amore lassù, i giro, sotto la pioggerellina che ci ha accompagnate.Purtroppo nessun amore.Quello ancora mi manca, ma verrà.

postato da: crinolina alle ore 17:37 | Permalink | commenti (4)
categoria:memorie di me, i minciati re picciriddi