Dovevo scrivere questo interminabile post. Non potevo farne a meno. E spero mi perdonerete. Dovevo mettere ordine, giusto un po'. E ricordare bene.
Domenica 9 luglio
Finale di coppa del mondo. Vinciamo. Casino per strada, festeggiamenti, livello delle polveri sottili a mille, clacson, motorini, e tante di quelle bandiere quasi mai viste. Io non festeggio a lungo.Sì, contenta per la Coppa, ma domani autobus per Catania alle sei e bisogna dormire. Io e mamma, per cercare casuccia a Roma; lei sta un solo giorno, io una settimana. Tattica eh.
Lunedì 10 luglio
Viaggio in treno Catania-Roma: Partenza ore 09.00, arrivo ore 19.30: nove ore (ufficialmente) più un'ora e mezza di ritardo.
Il treno è pieno di australiani, chissà perchè dalle dorate spiagge di Melbourne sono finiti dopo 24 ore di volo qua(ssù) in Sicilia. Si parla in inglese, mi raccontano che hanno trovato tutto splendido: il mare, il cibo, le persone, ma le strade sono insostenibili: troppo strette e dissestate.Per non parlare delle ferrovie.Gli dico che è così da sempre, e temo lo sarà per molto ancora. In realtà percepisco che provano quasi compassione per “noi”, non capisco se la cosa mi lasci indifferente o mi infastidisca. Gli australiani scendono lungo la strada, qualcuno ha anche la malcapitata idea di fermarsi in Calabria. Noi continuiamo fino al capolinea. Si dormicchia, si leggicchia, e il paesaggio scivola via fuori dal finestrino.tutum tutum tutum.
Roma Termini. Finalmente.E mal di schiena. Appena arriviamo vediamo un paio di case.Niente male, ma bisogna ancora vederne altre.
Andiamo in albergo. Roma è calda. Io sento un dolorino allo stomaco, e so che non è nè la fame, nè il viaggio. Solo è di nuovo Roma, con quelle immagini di ricordi che si porta dietro(e che mi porto dietro io, ahimè).Doccia e cena.Poi a nanna, distrutte.
Martedì 11 luglio
Altre tre case da vedere. Ci facciamo portare in zona dal taxi, e il tassista sembra saperne meno di noi.La prima casa sembra perfetta. Ne vediamo altre due. Bah.Siamo perplesse e intrattabili. Mia madre continua (dalla sera prima) ad essere odiosa: sarà il viaggio, sarà che siamo molto diverse, sarà che non sopporta certe mie scelte o comportamenti (né io i suoi), sarà che preferirebbe che io fossi come lei. E quindi discussioni una dietro l’altra, per le cose più stupide. Ho i nervi a fior di pelle e il caldo non aiuta. Però la decisione è comune: Via Lorenzo il Magnifico, camera singola, una francese, e altre tre coinquiline da trovare.E’ un sollievo.E’ una cosa in meno a cui pensare in questi mesi.
Riconciliate dalla scelta facciamo un giro in “centro”(sempre se esiste un centro definibile) giusto per sudare un altro po’.Torniamo in albergo prendiamo i bagagli.Mamma prende il treno per Fiumicino alle tre e mezza, io aspetto Giorgio, l’amico che mi ospiterà. Arriva e andiamo a casa. Rivedo Francesco e Matteo, ciociaro e lumbàrd, spassosissimi coinquilini. Andiamo tutti e quattro fino a Cinecittà, con una Renault 4 rossa, perché Giorgio deve prendere i soldi per una comparsata in un film. Prima di partire telefona Luca:dice che è nei paraggi e ha molte cose da fare, ma se mi va ci possiamo vedere.Dico che per adesso vado con gli altri, poi si vede.
Tornati, sempre più sudati e con un assegno in mano, assistiamo allo spettacolo del ‘quartiere proletario’ di Casal Bertone alle sette del pomeriggio: piazzola gremita di bimbi e palloni, e mamme e nonni.Non fa più caldo, si sta bene, io sto bene.Ci sediamo. E poi arriva Luca, biciclettante come sempre. Non lo vedo da nove mesi. Ma mi fa sempre uno strano (bello?) effetto. Stiamo assieme un’oretta (o forse meno) perché è stanco e l’indomani parte. Le cose da dire dovrebbero essere tante, cose da spiegare, scuse da fare, prospettive da creare. Ma se mi chiedeste che ci siamo detti non saprei dire. Forse nulla. Ci siamo solo di nuovo Guardati. E anche abbracciati. Ed è già stato abbastanza. Per me, che sono stata rincoglionita per le due ore successive. E’ tutto molto strano. Mi saluta e va. A settembre. A casa aspettando Girogio continuo a pensare a quei minuti.Poi passa. Meglio così.
La sera la più grande amarezza da mesi: concerto di Manu Chao, in un posto inculatissimo, arriviamo all’ultima canzone. Goodbye Roma, We love you etc…Orribile. Però abbiamo sentito uno strano gruppo francese di cui non ricordo il nome.Di nuovo sulla strada di casa.Ore 3.30.Letto.
Mercoledì 12 luglio
Sveglia presto. Autobus 409.Univesità.Mi sento una lilliputziana dentro quell’enorme edificio.Piccola piccola, e fuori luogo. Ma so che è normale: altro luogo, altra circostanza, giusto il tempo di adattarsi. Vago per le facoltà.Trovo finalmente la mia (futura).Chiedo, mi informo, scrivo. Faccio un altro giro e vado.
E’ incredibile quanto siano lunghi i tempi di spostamento.Ma in fondo lo sapevo già, e dovrò abituarmi.
Nel pomeriggio vado a prendere le chiavi della “nuova” casa. Tornata a casa gira voce che si possa andare all’Umbria Jazz, ospiti da amici di amici. Sì, sarebbe bello. Ma la sicilianità di quella casa (2 siciliani+me, un lumbàrd, un ciociaro) prevale e non si organizza subito. Perché organizzare tutto bene e in tempo se si può attendere l’ultimo secondo e provare il brivido dell’incertezza?(e così sarà, ve lo dice il narratore onnisciente).Per la sera andiamo sul soft:cinema all’aperto a Piazza Vittorio, un paio di cannette e poi casa, un altro film[il Pap’occhio,da vedere] e nanna.
Giovedì 13 luglio
Mattinata sterile.Dormiamo e mangiamo.
Alle 17.00 presa la decisione: si va all’Umbria Jazz, però in campeggio chè non c’è posto per tutti a casa dei tipi. Un’ora dopo c’è il treno per Perugia.(che v’avevo detto?all’ultimo minuto). Siamo Giorgio, Matteo ed io. Andiamo con Blandine, una ragazza francese da un anno qua a roma, Guido (uno dei migliori amici di Luca, mai conosciuto; occasione per farlo)e Giulia, la sua ragazza (palermitana che vive a Roma).
Viaggio in treno di due ore e mezza. Leggiamo alcuni racconti di Hemingway ad alta voce.Beviamo del vino e fumiamo di sgamo. Osservo Guido. Ho bisogno di capire chi è, com’è fatto. E’ molto “carino”, ride spesso e fa ridere gli altri. E mentre si sgola per leggere (anche in galleria) noto che assomiglia in qualcosa a Luca, o forse è solo suggestione. I racconti di Hemingway. straordinariamente dettagliati accompagnano l’ennesimo paesaggio fuori dal finestrino. E me lo godo.
Quasi alla meta elaboriamo un piano infallibile per evitare il campeggio che è a molti km da Perugia,e fare gli ospiti dell’ultim’ora a casa d’altri (in maniera molto discreta ovviamente). Arriviamo che è già buio, e per le nove e mezza stiamo già lavorando per raggiungere il nostro obbiettivo. Con atteggiamento vittimista otteniamo addirittura due divani, il che è un lusso rispetto alle prospettive di partenza. Insomma: siamo ospiti coatti a casa di ragazzi di Avellino molto simpatici e davvero tranquilli e ospitali. Abbiamo una stanza a disposizione: Guido e Giulia sul materasso, io divano, Matteo divano, Giorgio per terra con saccoapelo.
Usciamo e cominciamo ad annusare in giro. Il programma dei due giorni successivi prevede una full-immersion in tutti i concerti a gratis: in Piazza 4 Novembre, ai Giardini Carducci e per le vie della città, più il concerto di James Brown e Solomon Burke sabato 16. Facciamo un giro e per le tre siamo a casa.
Venerdì 14 luglio
La mattina fugge via come molte altre, ahimè, bisogna riposare, lavarsi, cibarsi.
A seguire concertini all’aperto: gruppi a me sconosciuti ma davvero bravi. Tra gli altri:The Ray Gelato Giants, Les Getrex&Creole cooking, The Capital University Band, Dr.Bobby Jones&The Nashville Super Choir, Kim Prevost&Bill Solley.
E’ splendido stare lì non far altro che ascoltare musica. Che sia swing o funky non importa.Tutto il resto scompare, sei in compagnia e ti fa piacere;ma potresti anche essere sola, e non cambierebbe nulla. Osservo i sassofonisti, i trombettisti, i batteristi. Di tutti i tipi. Chi si muove come un posseduto, chi è impassibile come una statua di cera. Modi, musiche, ritmi, e il pubblico attento e coinvolto.
Noi siamo abbastanza affiatati.Guido e Giulia appaiono e scompaiono, lei non mi sembra il massimo della simpatia, anzi. Peccato, Guido sembra davvero in gamba. Io continuo a studiarlo. Probabilmente sotto le pressioni di Giulia, decidono di andare al campeggio (bisogno di intimità, antipatia nei nostri confronti o chessoio!).Vanno. Noi rimaniamo ospiti lì, ormai fissi. Non disturbiamo e ringraziamo continuamente.Effettivamente abbiamo avuto fortuna.
Ceniamo per 13 euro in un osteria caratteristica.Mangiamo un botto di cose, beviamo altrettanto.Soddisfatti torniamo in piazza e vediamo i Funk Off: ottima impressione.Grande energia e ritmo.Segue un concerto gospel.Abbiamo incontrato di nuovo Guido e fanciulla. Guido fa foto.E’ divertente.E spero non si sia accorto che continuo ad osservarlo. Nella serata la coppietta decide di tornare a Roma(chissà che casini che hanno avuto, non saranno riusciti a trombare!) e a malincuore Guido ce lo comunica,perchè perderanno il concerto di James Brown.
Sabato 15 luglio
Mattinieri (si fa per dire). Compriamo i biglietti per il concerto di James Brown: 15 euro, gradinata nell’Arena di Santa Giuliana. Io, che ho il treno per Catania alle 11.45, devo organizzarmi per non perderlo.Controllo gli orari e decido che partirò da Perugia alle 07.18 di domenica 16.
Pranziamo con una tipica “torta al testo” e uno yogurt e rimaniamo seduti su degli scalini per la siesta, e osserviamo il popolo di perugia:un misto di autoctoni, turisti e studenti stranieri. Torniamo per l’ultima volta ai Giardini Carducci e ci godiamo l’ombra, sentendo una energica cantante afroamericana e la sua band (Sharon Jones&The Dapkings).
Dopo una cena al volo ci incamminiamo verso l’Arena dove ci sarà il concerto. Sediamo sulle gradinate in un posto abbastanza centrale. Sono stanchissima. La stanchezza dei giorni si fa sentire proprio nei momenti meno opportuni. Mi riprendo, per fortuna, prima che inizi il concerto.
Il primo sul palco è Solomon Burke un enorme cantante soul portato in scena su una carrozzella(credo avessi le ginocchia di sabbia) con una voce splendida e una band fantastica. Segue l’ ultra settantenne James Brown, forse ubriaco, forse soltanto anziano. Ma ancora grande energia. Circondato da musicisti, coriste con voci da brividi, e ballerine secche e sculettanti. Balletti, come sempre (magari senza spaccate, ehehe) e grandi successi. Il pubblico in delirio. Le mie mani e i miei piedi non si sono mai fermati in quattro giorni, continuo a tenere il ritmo e a stare molto bene.C’è finalmente un po’ d’aria, aria fresca.
Finito il concerto risaliamo in centro(nel vero senso della parola: Perugia è fatta a scale) .Aspettiamo Francesco che arriva da Roma con amici. Ritroviamo Guido e Giulia che sono tornati (ma troppo tardi per il concerto), si chiacchiera, si parla della Sicilia, e dell’anno prossimo. Arriva Francesco con due amici e un’amica.Si beve e si sta in giro.
Prevedendo una lunga nottata decidiamo di andare a prendere gli zaini e i sacchiapelo per fare unica tirata.Alle quattro entriamo in un locale dove facevano jam session. Appena finita, però. Rimaniamo lo stesso.I divanetti sono comodi e c’è una bella atmosfera. Beviamo. Molto. Io una pinta di birra e tequila. Poi del whisky offerto. Poi ancora whisky.’Mbriachi alle cinque e mezza usciamo dal locale (un attimo prima che ci prendano a pedate) ed è l’alba.
[Domenica 16 luglio] Non dimenticherò mai quella sensazione, ben nitida, nonostante io fossi completamente chiuca.E poi Perugia vuota e piena di bottiglie e cartacce e donne di ritorno dalla nottata di lavoro.E spazzini ovviamente: gli angeli dell’alba che ci fanno sempre trovare la città impeccabile. E’ il momento dei saluti. Io e Giorgio andiamo in stazione, io per Roma lui per Arezzo. Baci e abbracci. Colazione in un bar e poi fermata dell’autobus, quasi sicuri che passi un autobus per la stazione alle 06.30. Con il piccolo e non trascurabile dettaglio del giorno:Festivo, e non Feriale. Azz.La domenica non passa prima delle 08.00.Panico.Il mio panico quando non ho la situazione sotto controllo. Con noi aspetta un ragazzo giapponese. Giorgio si sporge sulla strada e magicamente, senza neanche aver uscito il pollice (cosa che pensavamo di fare al più presto) una macchina si ferma: un altro angelo. Un sessantenne che chiede se abbiamo bisogno. E ci accompagna, tutti e tre, alla stazione. Io non credo ai miei occhi.E, amabilmente, nel tragitto, fresco come una rosa, ci dice cosa pensa dell’Umbria Jazz e finisce col dirci che vorrebbe tanto venire in Sicilia ma sua moglie non vuole spostarsi.Lo ringraziamo quasi inchinandoci e corriamo verso la stazione.Prendo il biglietto e il treno è già lì.Non mi reggo quasi in piedi dal sonno e dalla stress post-panico. Saluto Giorgio e salgo. Neanche mi siedo e già dormo profondamente.Dopo due ora, al mio risveglio vedo davanti a me un sorriso enorme: un ragazzo di colore che mi chiede come sto.Ridacchio imbarazzata, chissà che ho fatto in due ore di sonno profondo (non dormo mai tranquilla se non nel mio letto).Gli dico che sono molto stanca ma vabbè.E inizia la nostra lunghissima discussione\scambio\raccontoReciproco che dura fino a Roma. Lui, un ragazzo eritreo sui ventidue anni, metalmeccanico, in Italia da un anno, con la fidanzata a Palermo (anche lei eritrea) e il resto della famiglia ancora in Africa. Mi racconta che sta andando a Frosinone per vedere un altro lavoro, dato che a Perugia è in nero, anche se lo trattano abbastanza bene perché è operaio specializzato; ma non gli va bene lo stesso dover lavorare dalle 7 di sera alle 7del pomeriggio tutti i giorni tranne la domenica. Parla benissimo l’italiano e dice che questo gli è servito molto, sennò avrebbero fatto i furbi più di quanto non abbiano comunque fatto. Praticamente la sua vita presente non esiste. Lavora. Lavora. Lavora. Poi lo pagano e lui paga l’affitto e un po’ mette da parte. Ogni tanto va a messa(cristiano ortodosso).Esiste solo la sua vita futura. O almeno la possibilità di una vita futura. Io gli parlo un po’ di me, ma in realtà mi sento così inopportuna, io. In vacanza, a spese dei miei, l’anno prossimo all’uni, sempre a spese dei miei, un parassita. Ma lui non dice nulla, anzi mi sorride e mi chiede se ho il ragazzo e mi dice che per lui sono queste le cose importanti: gli affetti. Mi fa anche vedere le foto di uno dei suoi otto fratelli:sei anni e già al lavoro. Parliamo anche della convivenza di persone di diverso credo; mi dice che in Eritrea musulmani e cristiani convivono pacificamente e che arrivando qua ha sentito invece le differenze. Ogni tanto gli sfugge qualche parola in italiano e la dice in inglese, e comunichiamo bene.Il treno arriva a Roma,io scendo a Tiburtina, lo saluto, gli faccio gli in bocca al lupo per il lavoro e vado. E non ci siamo neanche presentati. Peccato. Come ho potuto dimenticarlo!?
Sono senza forze. Carica di cose arrivo a Tiburtina, prendo il 409 e vado a casa di Giorgio a prendere la valigia.La prendo, e sudata e senza fiato e con giramenti di testa abbastanza frequenti torno a Tiburtina.Prendo la metro fino a Termini. E lì salgo finalmente, e con mezz’ora d’anticipo, sul mio treno.E’ un sollievo, perché da quando ho lasciato Perugia ho temuto di perderlo, e non è una bella sensazione. Mi siedo con una faccia fantasmatica.Nello stesso scompartimento incontro una ragazza che aveva ascoltato la conversazione sul treno Perugina-Roma.E’ calabrese e scende a Villa S.Giovanni. Faccio il mio viaggio in coma. Dormo la mia nottata di giorno. E recupero le forze. Mi sveglio a tutti gli effetti quando imbarchiamo sul traghetto. Sono le sei del pomeriggio e c’è molta umidità. Scendo dal treno e prendo un po’ d’aria.Il traghetto mi fa sempre effetto, è il momento in cui lascio il continente.Torno in Sicilia, senza altra via. Unica direzione. Stai tornando a casa Cri.
A Messina rimango sola nello scompartimento. Mi riaddormento. Al risveglio ci sono due militari in licenza, un uomo e una donna. Ascolto i loro assurdi racconti di caserma e non capisco se mi fanno più pena o ribrezzo.Non per loro stessi, poverini, ma per il sistema assurdo in cui si sono volontariamente messi. Comunque continua il mio dormiveglia e vicino Catania mi viene anche una infinita tristezza.Quasi normale.Da rientro.Mi metterei a piangere ma mi trattengo..
Resisto altre due ore e alle dieci e venti sono a Siracusa. Abbraccio mamma, papà e andre che sn venuti a prendermi. Sono stanca, assonnata, ho fame, ma continuo a pensare ai giorni passati e alla paura di essermi fatta sfuggire qualcosa.Mi addormento e dormo dodici ore di fila.
Adesso di nuovo a casa. Ancora per poco.Mi faccio un po’ di mare e il 6 sono di nuovo in viaggio.La cosa comincia a piacermi e so che mi rimarrà molto.